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Andrea Bovo
CANDELA
Dove la luna dilata le cosce,
tace l'oro del tocco muto.
Il gioco dei versetti? Ha un sesso di fuoco,
un cuore che rimbocca le lastre: fiati fermi.
In una parete puntata da spilli svuotati,
tu sei il ventre dell'organo che ruota,
Il trito succo se la mosca danza,
La mano stretta se provi
che la pelle scioglie i giunchi.
Hai una candela, luce di torcia?
Sospendersi è una scienza impreveduta.
Appeso a labbra incapaci
posso dire che non sono lucore.
Io sciolgo quel che c'era, e il mondo di carne tuttora cammina,
come sempre,
come fottermi, amarmi,
come armarmi per dire amami.
Dove la luna diventa d'oro,
aprono le bocche di aceto.
DELUXE
io l'impronta ritorta, dicevano del mio Senso del nulla -
- Fiumi esplosi in accattivante azzurro
- Non importa cara, meritavano un fine vicina -
Ovviamente mi dissero così per mesi, ad ogni porta
- La tua voce - Nessuna mano che stringe lontana di strade -
Voli avvicinati a delicate baracche d'idea in polvere -
Spazio inespanso senza pressione alcuna
- Ci sono fluttuazioni impossibili nei ruoli di carne, scusa fondamentale - Dita leggere come vapore, cara
Sogni leccati di morte e gloria nella fine - Aprendo l'uscio da un movimento senza fine
Udibile spaccato in spazi. Un domani in nessuno -
Mi duole se premo i polsi, slacciando il flusso e facilitandoti la comprensione.
- Bocca ferita che svende il culo del mondo - Siamo razza deluxe, la più vecchia e propensa a gesti d'estremo gusto -
la Terza è la dissolvenza esatta
- gravitò vento di bugie in ossa azzurre
L'intera faccenda venne affidata ad un Gruppo tuttora incerto che vive di
simbiosi Sociale,
gli uni dall'anidride degli altri,
e viceversa dall'ossigeno dei primi -
- Che vestiti si metteranno le povere ragazze alle feste di domani -
Tu ancora in neon di vetri per bocche fottute
- La tua voce nei Paesi della terra
- Lusso del fine ultimo, così me la raccontarono
quei 2 del vicolo Estremo
Mezzo litro di luce e non più -
Vuoto sui tetti di ferro dell'alba
LINGUA
qui vivere non è più nuovo
di un cuoio d'aria masticato,
dove il vuoto
è una volata e discende,
sviva
lune d'acqua in brividi di vetro,
sole armato di ferro,
legione lambita
che s'arriccia, una lingua increspa
e gonfia,
fresca,
denti taciuti dalla preziosa richiesta di non esserci.
offese dita, scompiglio,
perdete serrate il vostro più sbornione apprendista,
culo ficcato in pali di sobrietà
Perchè cartelli? Meglio farne stralci che s'annodino come monelli al gioco,
tumulo divenuto sogno
meglio non pensare affatto,
Meglio... un nodo.
Ai capelli nudi, dice un oratore, un'amica, un raro avventuriero...
puttanella dal conto smoncicato
il suo trasformare è nebbia
mondare la vita
priva d'organi
del fumo,
dai legami.
Questi intendono meglio, da una carne,
silenzio abitato.
CRISTALLI
Andammo dopo l'ultimo pezzo di suono / il bicchiere increspato tra occhi non detti / l'aria gonfia e gialla grattava sul muro, l'amore/ riverso buon amico tra mattonelle rossastre/ ascolta, quel giovane anemone dolce/ puzza di cristalli rotti a buon mercato e cena di madre già calda/ ora nella tua livrea servile non risparmiarti nulla / lacrime per lei / ora pezzi subito dimenticati/ qualcosa d'avvolto, il cuore/ fuoriuscendo ragione sul buco che fissi/ il tuo odore, la fiaba notturna/ balocco d'altre/ verità a cuneo ficcata nel culo della storia / attorno alle vene anelli di luna così vedendoti / ascoltami/ questa è una registrazione che voglio farti/ fine del giovane Platone che vede il suo maestro ammazzarsi di cicuta/ attorno/ queste le parole mentre non stai ascoltando/ la fine, una delle tante per iniziarti/ inutile dirti che mi rivedo /inutile tutto questo /ora i tuoi fiori d'acrobata dal fondo/ dentro/ nel buco perle scese
bevve senza fine e come di tutto era colmo, bevendo traboccava.
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