/è nata in un'isola, e questo è già un inizio di solitudine/
X In realtà, ho scoperto tardi la solitudine, quando mi sono parzialmente liberata di un Polichinelle che mi ha fatto compagnia per molto tempo e che, all’occorrenza, mi sostituiva.
'non esistono peccati capitali
nelle mie stanze
né scontenti poeti'
Io entro e
versi che tu hai scritto mi hanno ridotta in lacrime.
Ti leggo e ti piango.
'-Giulietta tu sei gelosa di tutti gli orfani per strada-'
Commentami.
X Il poeta, il poeta/attore, versa l’infelicità sulle cose delle quali scrive e dice. Questa operazione, pur essendo vicina al piacere intellettuale, è soprattutto una via di scampo bella e buona. La povera Giulietta, invece, è condannata al peccato e al desiderio irrealizzabile di evadere dalla struttura-così come il poeta l’ha fatta- del suo stesso pensiero.
La tua mitologia somiglia ad una malalitania.
'chiacchiera il mito sparla fa baraonda
non lo voglio sbracato su un letto'
Hai letto 'Fuochi' della Yourcenar?
X Una mala litania insubordinata, che non ha uno schema preciso a causa della sua negligenza. E’ volontà della sfera affettiva che essa esista e che contemporaneamente venga maltrattata. Quale luogo migliore?
Non ho ancora letto “Fuochi” di Marguerite, ma amo “Chi non ha il suo Minotauro?”
Perché proprio Cornelia?
X Ma Cornelia c’est moi! Un altro espediente ‘stilistico’, utilizzato per sviare l’attenzione dalla lotta fra la decomposta –ormai- vivacità adolescente e la resa emotiva della Madre (nell’immaginario collettivo), lotta che può risolversi solo in una menzogna quanto mai ingenua: “Quanti anni hai Cornelia? Diciannovemente, dice”
Scarne domande di rito: quali gli autori favoriti e perché.
X In questo ‘mio’ momento direi tre A: Alighieri, Artaud, Arrabal.
Quando ho scoperto veramente Dante –cioè dopo il liceo- non ho più smesso di leggerlo e rileggerlo.
Artaud….Artaud, se avesse avuto il dono di avatar, come Visnù, gli avrei prestato il mio corpo senza batter ciglio.
Arrabal è il mio Maestro, -come dire?- mi dirige il panico. Per dedizione gli ho inviato Merd!. Lui, per tutta risposta, mi ha spedito una cartolina nella quale scrive:” Merci chère de votre Merd! puis que la pataphysicienne n’a pas ses règles, mais ses exceptions.”
E poi: quando iniziasti a scrivere.
X Ho iniziato a usare la scrittura solo alcuni anni fa. Da piccola avrei voluto interpretare Odile nel Lago dei cigni. Poi il teatro. Adesso scrivo. “[…] O POLICHINELLE, Inapprezzabile Falstaff delle età sfortunate che non hanno conosciuto Shakespeare! “ (Nodier)
Sei un'attrice. Hai dedicato 'Merd!' a Giuseppe di Martino ed a Guido Guidi.
/Nella serie dei fatti inesplicabili che formano l’universo o il tempo,
la dedica di un testo non è, certamente, il meno misterioso. Lo
definiamo un dono, un regalo. Salvo il caso della indifferente moneta
che la carità cristiana lascia cadere nella mano del povero, ogni vero
regalo è reciproco. Colui che dà non si priva di ciò che dà. Dare e
ricevere sono la stessa cosa. Come tutti gli accadimenti dell’universo,
la dedica di un testo è un gesto magico./
X E’ bello che si parli di gesto. Il gesto nasce prima della parola, è primitivo e immediato. Il gesto è movimento, probabilmente continuo e circolare. La dedica, come dono, fa parte di questa circolarità.
'volevo respirare s u p e r b a
ma ho in casa un pappagallo
lo assisto da due anni
e s e n t i t a m e n t e ringrazio.'
***
Il testo: Merd!

Edizioni Liberodiscrivere.
Collana Liberodistile.