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Stefano Turi
Buongiorno mondo
e allora ridi
vaffanculo isterico sbalzo
di pioggia in argento
vivo
nelle metropolitane dove
il cielo sbadiglia
a matita
raggomitolandosi pareti
di buio pensandoci
pensandovi
mai così tanto
vicini
buongiorno mondo
da una pistola caricata
a salve e sigarette
accese
in metri quadri arredati
tanto per
giustificare una
mia
qualche
idea di possesso
E intanto
balbettano vita questi
atleti del domani, queste
falene ubriache disorientate
dal nulla
e nel nulla dicendoci
il resto è solo finzione
buongiorno mondo
dopo tutto
questo e prima di andare
a dormire
brucia
nelle stupide calligrafie di
quest'uomo che muore
sognando e scrive
vivendo
sull'ultimo
treno dei fratelli Lumière
All'alba di domani
fosse stato per noi
tutto questo frantumarsi di suoni e voli
infrangibili il nulla avrebbe di certo
scatole decenti
in cui poterci ospitare
niente di cui vantarsi
questi fiori lasciati appassire appena
fuori la porta sbadigliando
colori cercando
coniugazioni di petali tali da arrendersi
alla scortesia di un saluto mancato
deglutendo nel cuore
con le caviglie gonfie
di passi e sempre niente
di cui vantarsi, dicevo
di queste città sporche di rumori
e farmacie notturne accese
se hai salute da disorientato - mentre
procedo polmoni slogati
senza segni
particolari speranze
e quindi
ali di burro che spalmo
sugli occhi
e sul pane mordendomi per
non mordere
altrove
e se fosse già inverno
ti scriverei
di questo pallido e ossuto
dicembre perso
nella diplomazia di gelo infallibile
che si presenta sudando rugiada
di sonno e un bacio
incompleto che ho
sulle labbra
fosse per noi, fosse
davvero per noi tutto questo
perdersi nel vuoto respirando celeste
imbronciare di ciglia sospese e
cattedrali di nuvole
intorno
avremmo merletti di viole per dirci
- guarda
tutto è già stato
e forse sarebbe stato
meglio
mai.
Da Puerta del Sol, addentrandosi nei quartieri orientali..
Sarà labirintite cronica
che fa sì che io mi perda
i giorni migliori della
tua vita
-quando sono assente fingi una romanza-
se non ci riesci,
allora, proviamo a
farci smerigliare l’anima
da un cielo incontinenete
che pensa questi occhi
siano madrid
e li bacia in spagnolo
sopra i muretti
-perchè le panchine sono già tutte occupate-
chiedendosi se i violini alla
nascita abbiano un sesso
o forse le
tue mani
siano figlie degli aironi
che improvvisano un tango
nel mercato rionale
tra il sacro e il placebo
di Plaza Mayor
se
queste cicatrici acerbe
lampadine spente sulle pareti
di una stanza lucciole versano
versi al nulla
e tu
guardarsi dentro
le contadine sradicano ozio
nei campi d'incenso
dovresti
chiedere permesso alla
la tua schiena frustata poco
più del vento costruendo
piramidi coltivando
infiniti deserti
e che qualcuno ti ascolti
adesso
il nostro dio sorseggia
birra e sceglie
oggi muori tu
domani forse
io
forse siamo al punto
di partenza
in questo svendersi
dei giorni
-e allora
regre_disco
vedi? ci metto un trattino
e poi mi lancio
all'indietro sperando
tutto ricominci da
capo
se
questo silenzio è una vecchia
sdentata che sputa peccati tu
trattienimi il fiato
c'è un funambolo che pende
sfidando
la balaustra del tempo
sè. |