Pier maria galli

 

 

[appunto privatissimo]

 

se fossi qui ora
appoggerei la testa
sulla tua schiena,
dove quella fila d’ossa verticali
la divide in due,
come un cuore,
esattamente dentro
quella fila verticale
che la divide in due,

non sapendo che parte prendere

 

 

[quando si è nudi, perché appartieni] (appunto)

appese alle pareti della mattina le foto
che abbiamo slacciato questa notte.

tuttavia manca un capitolo per finire la giornata.

scrivilo in fretta.
con le tue mani pornografiche.
con la tua saliva dentro la mia bocca.

infliggi l’agio al tempo di finirsi.

poi solo le mie dita che ti sono commestibili.
e la loro perdita irreparabile
nel più alto della tua gola.
dove finiranno le parole che avrei scritto
se ancora fossi le dita che non ho più.

così che tu mi tolga la poesia.
come i vetri dalle finestre.
che nella stanza entri di tutto.

e niente si perda
dove tu non conti più nulla

 

 

[appunto per tutta la notte] (provvisoria)

 

dovrebbero insegnarmi
a non scrivere poesie di notte.
magari servendosi con un raggiro
delle mie spogliarelliste dai seni magrissimi;
o amorosamente di una sola donna
immaginata in un viso inclinato,
nel gesto di leggere,
con quello sguardo abbassato,
quasi dicesse mattina, verso di me

 

[ritratto concreto d'amanti in una mattina di pioggia] (variante privata e appunto)

 
tecnicamente siamo nature morte.
ragioni d'imbarazzo per l'ambiente, per le nostre bellezze incedibili.
così una mattina di pioggia non è che una mattina di pioggia.
e noi quei due passanti estranei che si baciano, oltre il mio cortile,
e che immagino nudissimi per tutta la notte.
potresti seguire la linea delle loro labbra che si apre, facendo le metà che siamo,
separate tra noi, come quelle che insegnano, parallele tra loro, che non si toccano poi all'infinito.
ma, come ti dicevo, una mattina di pioggia non è che una natura morta.
e fuori, nel mio disegno successivo, appaiono i passanti che si baciano dicendosi noi.
toccandosi dove non sei. per la felicità ulteriore di una mattina di pioggia.
solo per questo, imbarazzando un ambiente lirico e senza rimedio, è necessario frequentare più spesso le mani


[una donna che passeggia tra i miei archivi andati bruciati] (appunto)


e penso a come può iniziare una poesia di anaghnostakis:
siamo vissuti sempre su spiagge umide e introvabili
in silenziosi caffè con sedie decrepite
i crepuscoli vanno e vengono e il mare è infinito
con le grigie navi che partono e si perdono nel buio.
e lì, alla base della voce, nel punto dove non senti più nulla,
mettere a fuoco un dettaglio, la concretezza del tuo seno
che accerchia la frenesia di una tua scampanellata
sempre uguale alla porta
, sapendo che talvolta
è il rumore di una fotografia ancora più nuda, altre,
perché occorre che i corpi restino per terra,
il mio riso posato sulla mensola dei libri che amo.

ma altre ancora, quando ti sollevi da una bambina addormentata,
è il vento che attraversa le finestre rotte,
così che io lo possa fermare in gola.
e vedere chiaramente che adesso leggo,
come tu fossi qui

 

 


Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) e Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005).

E-mail:P.M.Galli