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Salvatore Pietro Anastasio
77.
Z E N
dove tramonta la magnolia
1. L’accademia
Mi dedico alla lentezza dei corridoi
al momento di porte senza braccia
l’io ritorno alle maniglie, siccità
di foglie storte dal ciliegio e dall’età
invecchiano le spine
sono nuvole di sedie
Nei polsi della cascata
corrono gli agnelli scuri,
le briciole di questo panorama
ai corvi come ai senza occhi
solo la vita
mi appartiene dove hanno confessato
la crudeltà del sole
fuori dai momenti peggiori
ci rimetto la pioggia dalle tasche
chiuso in camera a bruciare le balene;
scrivo messaggi bruni nei cicloni
scrivo messaggi bruni e sotterranei
.
conoscenti di vetro s’infittiscono
serrati come rovi e lontani nel chiarore
.
la lingua mormora, dove
rotola il sangue dei raschini
[questo per dimezzare], dove
riposa l’ombra dell’elefante
[questo per schiacciare]
.
la lingua attorcigliata come vimini
ispessita per galleggiare,
abbozza un relitto di parola,
non ha un viso grammaticale,
ma una vista selvaggia; ed è muta.
2. Il giardino
Ho progettato, prodotto e consumato
l’unica serra dell’andare a bene,
la cura per la pianta fuori dal suo habitat,
ho vaccinato un bocciolo che ebbe vita appena
l’acqua perplessa è amara, e la luce
diluita in piccoli cucchiai, vuole parlare.
terrapieni, burbere, rii e lagune,
un modo per infangare ed asciugare,
devo risolvere la terra disabitata,
il fiore di un pantano che non sa correre,
una palma travasata nel domani da polo nord.
Nascono le calatidi sulla pelle dei girasoli,
il destino congenito delle unioni,
le radici reagiscono al soprafondo,
gli alberi smettono di cavarsela da soli,
gli equilibri rinchiusi rari equidistanti.
Guardando da lontano l’armonia,
oltrepasso cautamente un sottoscala.
3. La stanzetta
"non puoi nemmeno immaginare il silenzio che c'è",
dice la bambina alla bambola,
mentre con ago e filo cuce insieme le sue labbra.
vuoi vedere il disegno?
un foglio nero che piange di spessore
un fiocco che annoda se stesso e non respira
una ruota di pietra ed un guanto scivolano sottoterra
un orso di pezza macchiato di un foglio bianco
le finestre sono troppo lontane dal pavimento
il pavimento è cucito tra le lumache, le mura
hanno il petto dei maglioni e cuociono le ragnatele;
per uscirne, devo appendere tutte le mie parole
ho un carattere aperto dalla parte dei quadri,
Peggy Guggenheim dà il bentornato ad Ernst.
Altrove è crescere, o lasciare andare
le parole non velate, gli occhi orlati da fiumi
che rinvieni in te, nei tuoi bordi alla luce sensibili.
Altrove è includere, iniziare a disimparare.
puoi condividere la veglia con chi ami, ma nel sonno
per quanto puoi condividere un letto, siamo separati.
0. La tomba delle farfalle
Il grosso degli alberi seduti sul mare,
ad osservare l’intima gente che raccoglie
la feiòca, la guava più calda, il tamarindo
delle indie, il cenno casuale del nespolo;
i frutti si tagliano per metà dell’anno
e si afferrano ormai maturi verso sera.
I cercanti del seme e della vita, inviolati
sui mari tenui nelle paranze ad una vela,
seguono la rotta delle stelle, e contano
le bugie dei fondali, dei selvaggi ruvidi,
delle Antille rosate, degli oranghi vivaci.
Scostiamo le tendine per vedere la strada,
ed ecco le risse dei cani, il gioco a palla,
il triste aumento delle erbacce, il caldo
nei vestiti, il cercarsi continuamente a mano,
la vita loffia dei ragazzi del silenzio, la grazia.
Le patate sono a stretto contatto con la terra,
come me, un cane scritto con la c di crudo,
in cerca dei padroni del cielo delle mattine,
lo trovi già lì ancora prima di svegliarti,
nel miracolo. Il bacio e la carezza,
avviene anche tra uomini e cose,
tra musi di colore differente, tra monaci irti,
tra ammennicoli di stoffa e unghia masticate,
tra liquidi e sorgenti, tra occhi di amici errati,
tra due miagolii morsi dalla fame e dall’africa,
tra vecchietti doloranti per l’ultima minzione;
di questa storia che abbranca e beve tutto,
così com’è nella bottiglia, vuota d’avere sete,
da implorare acqua all’estinto caro vicino,
ed insieme discutere alla conferenza eutenica
sul come sottrarre amore a morte affinché
non appartengano mai alla stessa dolce vita
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