Amilga Quasino

 

 

UNA

la favola di Lol
è una fiaba nera
come la foresta

i nani sono meno di sette
ma inquieti
uno -sopra a tutti-
la invita a turno al talamo
troppo corto agli avambracci
e le bocche lubriche

quando Lol si adagia
concupisciente
le spoglie sul pagliericcio
sono frigide
e più è il senso di freddezza
e più sale l'eccitazione nana

una distesa di pomi da letto
nella camerata dei diamanti
dove Lol sprofonda
sordidamente

sul corpo di lei aduso
rimbalzano i nani alterni
le piccole mani
e i nasi a patata
gioiosi e brillanti
di pomata

poi si rialza
dispiega la gonna
il grembiule
la crestina

traccia di rosso due labbra umettate
corvini i capelli

intorno
graziosi usignoli
gorgheggiano

 

 

DUE

Lol è in quella piazza grande_ squadrata
ne percorre il perimetro geometricamente 
segnato dai punti degli alberi sottopassaggio
compie un quadrato e mezzo
si appiccica sulla panchina in ferro freddo
accavalla le gambe / solleva al ginocchio la gonna

al fianco destro le poste
al fianco sinistro la cappella dalle vetrate illuminate
e attende
in attesa di una sigaretta

si avvicina una donna
una donna grande
con una busta / una busta grande
ricolma di stracci

la porta alla sua casa
le lava la pancia con la lingua
l'affonda nei seni
l'allatta

l'incornicia di capezzoli rosa
su un divano in velluto a damaschi

Lol torna alla panchina
in attesa di una sigaretta da bruciare
accavalla le gambe / solleva al ginocchio la gonna

si avvicina un uomo giovane
folti capelli e occhi berberi

le offre da fumare

Lol fuma
dondolando la gamba
come la coda di un gatto

l'uomo le offre una stanza
una stanza per prenderne conoscenza
Lol -con la pancia lavata- lo segue
e vanno a piedi in alcova

spoglia nel letto
le spoglie in ombra sul soffitto
l'uomo giovane la prende col fine di
consumarla

e si consuma

la lava più giù della pancia
ma Lol si sente sporca

è l'alba e torna alla panchina
vede la cicca spenta di ieri
e il dondolio della gamba

poi torna a casa

 

 

TRE


Lol ha sul letto un uomo gigante
Un'ombra sul muro dal cielo alla terra
Si piega al polpaccio e al traliccio del petto

La lumina bassa la spinge la sporge sull'orlo
Angola una caviglia col polso la leva
La issa in potenza bussandola addentro

S'aggrappa allo spigolo del materasso
Trovando rifugio affondando nel crine le dita
Le unghie piegate cercando un lamento e lo trova

Bigotta la bocca sbocca linguacce trepide
Tremula in gola si viene la voce rauca e arranca alla fuga
La schiena percorsa dal battimani

Al buio la doccia gela le piante
A parete la schiena si agghiaccia

Divaricando le articolazioni
I palmi il sedere
Tende abboccata al soffitto
Il fiato alitato sul muso
Manette di carne ai polsi affrancati sul muro

Orina puntando sul ventre
Una manciata di fiches e zampilla
Ordina una roulette / un rivoltamento
Implorare un gettito ancora
Dalle natiche in alto sui reni
Rovente
Ridono i denti nel buio
Fra i serpenti d'orina dorata
L'olezzo

La volta di nuovo la inforca la punta all'interno
La piscia ancora  insinuato e la sturba
La bacia all'orecchio e lento l'invita sul letto

Accalappia il tallone fra le grandi mani
E il naso all'alluce impunta
Slingua nel centro inarcato del piede
E succhia coppie di diti

Lol non ha voce

Vladimir sì

A gran voce le dice la urta sospinge
S'appoggia una nicchia protegge il suo volto
L'abbraccia la cinge avvolge il rettangolo del deretano
La fascia costretta fincandone il tronco

Ne prende con ritmo i colpi del quore
A guaire in sordina chiamandola'more

 


Amilga Quasino cresce e vive nella Milano degli anni '70, '80 e '90. Nel 2000, sfregando la lampada di internet, esce fuori il genio poetico. Ricchi premi e cotillons. Poi incontra l'Amusica. Le piace giocare a Sassari con gli stumenti. Elle aime jouer a Sassari avec les instuments. She loves to play in Sassari with some instruments.
Tags: L'Autore Libri Firenze, Golden Press, I Figli Belli, Lulu, Scrivi.com, myspace.com, splinder.com.
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