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Davide Scagni
Il Poeta Destikazyi
DRIN.
Pronto.
Parlo col poeta Destikaziy, Nestor Destikaziy?
In persona.
Da molti anni la seguo e desideravo incontrarla. E' un onore oltreché un piacere per me poterle parlare.
La ringrazio molto.
Ho letto tutte le sue poesie. Una più bella dell'altra. Ma la mia preferita in assoluto rimane "il pianto cristallino della rugiada in fieri". Un vero capolavoro, a mio giudizio.
Strano. L'ho sempre trovato uno sterile esercizio letterario.
Sa, io sono alta un metro e ottanta. Sono bella e formosa. E' solo per mia scelta che non ho un uomo. Il fatto è che mi sono innamorata perdutamente di lei. Posso innamorarmi perdutamente di lei?
Se ci tiene. Certo.
Io la immagino bello e moraccione, con la chioma fluente e lo sguardo profondo. Posso immaginarla così?
Non sono esattamente così.
Ecco, appunto, lei non mi da soddisfazione ma io la vorrei tanto incontrare. Posso incontrarla?
Vede, credo che rimarrebbe delusa.
Lei non mi capisce. Lei è così aggressivo. Non sa quanto io la stimi e la desideri e la ami.
Temo di non conoscerla così bene.
Lei è un gran poeta ed è uno stronzo, Destikaziy.
A tratti.
Fa il difficile perché non vuole ammettere che sono più brava di lei e inoltre potrei avere tutti gli uomini che voglio.
Non lo metto in dubbio.
E' solo un poeta di quart'ordine. Se non fosse per internet non se lo filerebbe nessuno.
Questo lo so, grazie.
Non mi prenda per il culo, Destikaziy. Lei è indisponente e poco propenso al dialogo coi suoi lettori.
Con certi lettori, senza dubbio.
Posso mandarla a fare in culo, Destikaziy?
Se proprio deve.
La smetta di rispondere ogni volta, mi da ai nervi.
D'accordo.
Non voglio che mi da sempre ragione. Mi tratti male, Destikaziy.
Non vedo perché dovrei.
Lei non ha spina dorsale Destikaziy. Lei mi vede solo come un oggetto. Mi sta molestando da un sacco di tempo. Io la denuncio, sa?
Se vuole la tratto male.
Lei è un violento. E vuole sempre avere l'ultima parola. La odio con tutta me stessa. Stia zitto.
La tua carne
Dimentichi la tua carne. Le tue parole le dimentichi. Solo quando hai dimenticato tutto - tutto, puoi inventare corpi nuovi. Svuotati dell'abbraccio, amore è un sentimento anatomico. Dimenticati le parole + prendi il telecomando. Cambia canale finché non trovi quel che ti piace. Seducilo + buttalo tra i corpi altrui.
La tua carne invecchia + cede - il televisore puzza di sudore. Mi mostri il tuo corpo perfetto + mi chiedi /invecchierò domani?/. Non saprei. Ho imparato a parlare del + e del -. Ho dimenticato il tuo corpo perfetto. Fotografo i volti delle tue parole + li riguardo, quando mi sento solo.
La danza delle onde
Dolce A.,
mi chiedi che fine ho fatto ma non c'è mai fine in quel che faccio, mi sono imbarcato su questo vascello senza direzione e non ho avuto ancora il tempo di cominciare. Mi hanno scelto perché so fare bene i nodi infatti non faccio altro che nodi, annodo le vele agli alberi e gli alberi alla nave, la nave al mare. Di certo qui non sono l'unico che sa annodare ma gli altri hanno impegni più urgenti a cui badare, devono tenere la rotta e osservare il mare e schivare le onde più cattive per tenerci tutti al sicuro. Così il mio mondo è fatto di tutti i nodi che faccio e che dimentico, il mio mondo è questa nave e queste facce che mi ordinano di annodare, è questo mare che si fa temere. Forse è un mondo piccolo rispetto al tuo ma ci si sta bene, perché il mare è profondo e superficie, specchio increspato su cui sfregare gli occhi. Ce ne vogliono di nodi per trovarlo banale. Dolce A., mi dici che sono inaffidabile e distratto, ma quando ascolto le onde carezzarmi il petto le mie mani tremano e il cuore si accoccola al ritmo delle onde. A volte mi prende la nausea a volte vorrei scappare, però quando le onde son così alte che non si vede orizzonte, quando la nave trapassa il muro d'acqua e ne esce dall'altra parte, così pulita e intatta, così impettita, sento una gioia tanto folle che non si può dire. E la terra diventa un'ombra insensata, la tua casa una fotografia sbiadita. Dolce A., non biasimarmi per la tua infelicità. Non è che un filo che hai scordato di annodare. Io non ho paura del mio mare. Io danzo, felice, con le onde.
Tuo,
Il mondo non è ventilato
Di questo mondo so poche cose. Una di queste riguarda l'importanza degli spifferi. Ricordo come fosse ora la fatica patita nell'attesa di uno spiffero amico. Poco tempo prima ero uscito di casa per nutrire la mia collera e, giunto nei pressi di un mercato immaginario, mi ero lasciato distrarre da qualcosa di prezioso che brillava tra le bancarelle. Ero felice del mio piccolo regalo, mi accontentavo di quella distrazione a portata di mano. Mi ritiravo dentro il bosco per sfiorare la mia nuova gioia e guardarla meglio. Dal profondo del cuore godevo della sua luce carica di un'appagante solitudine. La respiravo piano, senza ripensamenti. Le urla sottili delle piccole creature del bosco, invece di mettermi in allarme, mi riempivano i pensieri di una quiete orgogliosa. E il vento che d'improvviso me la spinse via dalle mani, impigliandola tra i rami di un grande albero, mi parve allora un evento ineluttabile. Da quel giorno il grande albero è cresciuto al punto che i suoi rami si perdono tra le nuvole. Non so se il mio regalo si nasconde ancora lassù oppure se è svanito nella gioia di qualcun altro. Ciò nonostante, resto in attesa di uno spiffero favorevole che me lo riporti tra le mani. Non posso più distrarmi dopo tanta fatica. So poche cose, di questo mondo, ma so per certo che non è abbastanza ventilato.
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